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La campagna nei dintorni di Terranuova è ancora oggi
un capolavoro, che ha resistito agli anni frenetici del boom
economico, dell’espansione urbanistica e della massiccia
industrializzazione dell’agricoltura.
Questa campagna è all’origine di un insieme di
qualità universalmente riconosciute: la dimensione ambientale,
il terreno, il clima e il lavoro complesso dell’uomo caratterizzano
produzioni di grande valore, qualitativo e nutrizionale (e molti
prodotti locali sono ancora da scoprire): cercateli ed assaggiateli,
a giro per cantine, fattorie e piccole aziende…
Prima di tutto, il vino, che qui ha una storia molto antica,
a partire dalla civiltà etrusca e poi da quella romana,
e apprezzato nel Rinascimento sulle tavole di mercanti, papi
e letterati. Come diceva Leonardo “…credo che molta
felicità sia agli uomini che nascono dove si trovano
i vini buoni…"
Oggi, i risultati ottenuti sulle riviste e nei concorsi internazionali,
confermano la straordinaria vocazione viticola del nostro territorio,
ad esempio per gli igt (indicazione geografica tipica) sia a
base di sangiovese, sia da uvaggi innovativi con stagionatura
in barrique (sono i famosi supertuscans, con percentuali di
uve come merlot, syrah e cabernet).
Ma non dimentichiamo che questa è terra d’elezione
per il Chianti (docg), nella denominazione dei Colli Aretini.
È un vino fresco e brioso nell’annata, già
adatto per essere consumato a tutto pasto: brillante, dal colore
rosso rubino, intenso e persistente all’odore e ricco
di profumi di viola e ciliegie, come è caratteristico
del vitigno Sangiovese. Il sapore è armonico e asciutto,
leggermente tannico, sapido e di medio corpo. Dopo un anno raggiungerà
la sua compostezza e si affinerà, diventando morbido
e vellutato. L’olio d’oliva è da secoli protagonista
della nostra tradizione agricola alimentare; oggi è una
igp (indicazione geografica protetta), una denominazione che
garantisce l’origine e la qualità della produzione.
Non solo ha un incredibile valore gastronomico e nutrizionale,
ma ha assunto un’importanza affettiva e sociale, come
parte integrante della nostra storia e della nostra cultura.
Lungo la Setteponti, l’olivo è molto di più
di una pianta: è radicato nello stesso paesaggio e non
si può dubitare che qui nasce uno dei migliori extra
vergine del mondo. Nel mese di novembre è possibile seguire
tutto il ciclo produttivo, dalla raccolta manuale alla frangitura.
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Appena esce dalla cannella del frantoio, l’olio nuovo
è verde vivo, sapido e pungente, dal fruttato pieno e
intenso e dalla bassissima acidità; è allora che
sprigionail massimo dei suoi profumi, per poi comporsi col tempo
in un insieme più equilibrato, lasciando il “piccante”
per acquistare una caratteristica armonia.
Le varietà qui coltivate, le condizioni ambientali, la
raccolta anticipata e una immediata frangitura “a freddo”
esaltano queste tipicità, diverse poi da zona a zona,
da vallata a vallata; e ne fanno un compagno ideale per tanti
piatti della cucina toscana.La lavorazione delle carni di maiale
è una tradizione antichissima del mondo contadino e,
specialmente in Toscana, è rimasta in uso a livello familiare
oltre che in piccoli laboratori e macellerie. Fra i pezzi lavorati
dal norcino, il più conosciuto è senz’altro
il prosciutto (da noi salato, pepato e invecchiato, addirittura
sotto cenere o affumicato nel vicino Casentino); poi il salame,
la carnesecca, la gota, la spalla (forse più grassa del
prosciutto, ma egualmente appetitosa). Uno dei più tipici
insaccati valdarnesi è certo la finocchiona (o sbriciolona),
un trito di carne grassa e magra con aggiunta di sale, pepe
e finocchio, da gustarsi soprattutto in primavera. E poi il
capofreddo (o soprassata) ed infine il burischio, un insaccato
di sangue di maiale con aggiunta di grasso, sale, pepe, pinoli
e uvetta.Il pecorino toscano, ora a dop (denominazione di origine
protetta), è un altro dei prodotti che meritano di essere
conosciuti, assieme alla ricotta e al raveggiolo.
Dai pascoli attorno a Terranuova e soprattutto lungo la fresca
Valle dell’Ascione (tra Tasso e Campogialli) arriva un
latte che si differenzia per il sapore e la ricchezza di sostanze
nutritive ed aromatiche. Il nostro pecorino si differenzia anche
per un altro pregio, e cioè per la variabilità
e per le mille sfumature che lo fanno diverso da pascolo a pascolo,
da pastore a pastore: e che è motivo di piacere per il
consumatore e per l’appassionato. È l’equilibrio
tra latte, caglio, salatura e maturazione che costituisce la
peculiarità e la tipicità di questo formaggio,
che è al tempo stesso dolce e piccante, dal gusto saporito
e dall’aroma delicato ma corposo.
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Prodotto sia a pasta tenera (pronto dopo venti giorni) o semidura
(con invecchiamento di alcuni mesi), è un alimento completo
sotto il profilo dietetico, soprattutto per l’elevato
contenuto di proteine nobili.Poi c’è tutto un mondo
di prodotti e di sapori cosiddetti “minori”, a volte
dimenticati o che addirittura sono stati vicino all’estinzione.
Un patrimonio di cultura delle nostre aree rurali, oggi in buona
parte salvati per la passione di agricoltori e allevatori.
Come il famoso fagiolo zolfino e tanti altri legumi (cece piccolo,
fagiolo coco); il sedano di Montevarchi, senza fili e che è
l’ingrediente indispensabile per i tradizionali “rocchini”
in umido; le castagne perelle del Pratomagno, dalla farina dolce
e profumata; il pollo del Valdarno. E poi ancora la melanzana
violetta, la mela nesta del Pratomagno, le ciliegie di montagna,
il pomodoro costoluto.
Un patrimonio che per secoli ha costituito l’esperienza
materiale di collegamento tra la terra e la tavola, ed oggi
è occasione di identità e di piacevole conoscenza.